in basso al centro: MARTYRIVM / SANCTAE AGATHAE VIR / GINIS ET MARTYRIS
in basso al centro: Privilegio Sumi Pont. ad annos X
in basso al centro: Camilus Graficus fecit et formis
nella cornice in basso a sinistra: Taurinis humeros / contendunt caedere neruis
nella cornice al centro a sinistra: Traijciunt pectus ferro / uellunt que mamillas
nella cornice in alto al centro: Vulnera sanavit reseratio carcere Petrus
nella cornice al centro a destra: Insuper ardentes nu / data impnitur ignes
nella cornice in basso a destra: Orans flexa genu / moritur cæloque potitur
La stampa che raffigura in una serie di vignette gli episodi salienti della vita e del martirio di sant'Agata, è sicuramente una di quelle "cartine di devozione con diligenza ben'incise" che il Baglione menziona ricordando la produzione del friulano Camillo Graffico come "intagliatore in rame a bulino". Originario di Cividale del Friuli, documentato a Roma a partire dal 1589, dove svolse anche l'attività di progettista di fontane in rame arricchite da capricci e giochi d'acqua, Graffico ha lasciato soprattutto un cospicuo numero di stampe di riproduzione da Tiziano, Salviati, Agostino Carracci. Nel corso dell'ultimo quarto del XVI secolo la produzione di stampe di soggetto sacro e devozionale registrò un notevole incremento, legato da una parte all'esigenza di rispondere alla domanda dei numerosi pellegrini che confluivano nella capitale pontificia e, dall'altro, al generale spostamento di tutta la produzione artistica romana verso tematiche religiose che fossero in linea con i dettami della Controriforma. La stampa di Graffico si inserisce perfettamente in tale contesto. Nel modo in cui le piccole scene che circondano la figura di sant'Agata tendono a soffermarsi sui particolari più cruenti della sua storia, si può cogliere quella predilezione per l'illustrazione degli atroci tormenti a cui furono sottoposti i santi martiri.
Bragaglia Venuti C., Schede, in Stampe del XV e del XVI secolo, Gorizia/ Torino 2011