in alto al centro: Tredolo ( casa del Cristo) / 700
in alto a destra: Tredolo (700)
al centro verso destra: Tredolo ( 700)
Il rilievo della Casa del Cristo occupa la metà sinistra del foglio ed è accuratamente tratteggiato per conferire tridimensionalità al disegno. I rilievi dei ballatoi sulla destra pur conservando le ombreggiature e sono più semplici. I margini del foglio sono irregolari.
Il disegno fa parte di una serie di rilievi, eseguiti dal vero, in cui Giuseppe Barazzutti raffigurò particolari costruttivi delle case fornesi, soprattutto i profili e i trafori delle tavole che formano i ballatoi in legno. Generalmente, come scrive Franca Merluzzi (1994, 110), ogni foglio contiene più disegni disposti ordinatamente, accanto ad ognuno Barazzutti annotò la frazione in cui aveva eseguito il disegno e l'epoca di esecuzione del manufatto. In questo caso il foglio contiene tre rilievi eseguito nella borgata di Tredolo: particolare rilevanza è stata data allo schizzo della settecentesca casa del Cristo di cui viene rilevato parte del poggiolo angolare sito al primo piano sul corpo destro dell'edificio. La casa del Cristo nella frazione Sale fu ritratta dal Barazzutti anche in un bozzetto ad olio (scheda 104918) e destò l'interesse di numerosi fotografi da Umberto Antonelli a Attilio Brisighelli (Polo, 1990, 55,66,99). Altri due rilievi di motivi decorativi a balaustrino sono datati al Settecento. La decorazione a balaustrino settecentesca, una tipologia molto comune in Carnia, è declinata in varianti diverse ed è determinata dai vuoti determinati dai diversi profili delle tavole, strettamente accostate tra loro. Il motivo cuoriforme alternato della Casa del Cristo trova somiglianze con quelli schedati da Lea D'Orlandi (1960, n. 15) a Pesariis Per quanto riguarda la documentazione essa è importante poiché la casa fu distrutta nel 1944. L'accuratezza del rilievo e la sistematicità dell'indagine, come scrive Franca Merluzzi fanno pensare che l'artista fosse animato da un preciso intento di documentazione etnografica da mettere in relazione con le ricerche intraprese in Carnia da Michele Gortani per costituire il Museo delle Arti e Tradizioni popolari di Tolmezzo. Su incarico del Gortani anche Giovanni Pellis effettuò ricerche di oggetti etnografici, maschere e mobili a Sauris ed è ipotizzabile che al Barazzutti, suo amico e compagno nei soggiorni invernali in Carnia, fosse stato delegato il compito di disegnare i p articolari architettonici delle case tipiche di Forni. Michele Gortani si occupò in maniera specifica di porte, portoni, e ballatoi, come quelli ritratti dal Barazzutti, riunendo nel museo di Tolmezzo alcuni campioni di aste sagomate cedute dai proprietari in cambio di aste nuove tagliate nello stesso modo. Le tavole piatte dai bordi sagomati formano i parapetti dei ballatoi che mettono in comunicazione le scale con gli ambienti e servono anche per essiccare foraggi e cereali (Gortani, 1965, 48). Accanto ai motivi decorativi delle balaustre Barazzutti definisce con precisione anche i terminali delle stanghe e le tavole sagomate che reggono i ballatoi. Alcuni disegni sono datati all'inverno 1928 altri all'inverno 1929, si propone di datare tutti gli schizzi tra il 1927 e il 1929, ipotizzando che l'esecuzione sia stata coeva anche a quella dei dipinti e dei bozzetti. Il disegno è stato schedato da Franca Merluzzi con il numero 5.18 nella sezione 5. Disegni e studi per vedute e paesaggi del catalogo della mostra di Sauris. Nonostante manchi la firma, l'attribuzione a Giuseppe Barazzutti è assolutamente certa poiché si conoscono le circostanze in cui l'opera è entrata a far parte della collezione e le note sul disegno sono di pugno del pittore, come conferma il proprietario Silvano Crapiz.
Giuseppe Barazzutti, Giuseppe Barazzutti. La bottega d'arte, Mariano del Friuli (GO) 1994
Polo E., Cungiò veciu pais, Tavagnacco (UD) 1990
Polo E., Forni di Sotto miti e tradizioni popolari, Udine 1987
Merluzzi F., Pitors a Glemone, in Glemone, Udine 2001
Fiorini R., La casa dei friulani, Udine 1999
Merluzzi F./ Bucco G., Il gemonese Giuseppe Barazzutti veratile artista tra sacro e profano, in Ce Fastu?, Udine 1993, LXIX