Il frammento di lastra doveva esser costituito da tre riquadri con croce gemmata al centro e due rosari cordonati ai lati. Nella zona centrale rimane un braccio della croce e dagli angoli del riquadro nascono due gigli; le zone laterali sono riempite da gigli isolati, cordoni, listelli e spinapesce, motivi a zig-zag, fogliette molto stilizzate.
Gaberscek ritiene che i motivi decorativi sono tipici della scultura della rinascenza liutprandea, riferibile "al repertorio tardoantico e paleocristiano, in particolare all'esuberante decorazione, che tende a invadere con andamento quasi ossessivo ogni spazio vuoto, delle chiese siriache del V-VII secolo" (Gaberscek 1976, p. 19). Lo stesso studioso e Tagliaferri collegano il pezzo al grande pluteo del museo cristiano del duomo di Cividale (Tagliaferri 1981, p. 246, n. 365; pp. 244-246, n. 364, tav. CXII), anch'esso ripartito in tre zone, la cui decorazione è costituita da riquadri con croce ed alabarda e tondi cordonati, con vari decori all'interno. Lusuardi Siena e Piva mettono a confronto il frammento non solo con il pluteo del museo cristiano ma anche con quello del museo archeologico nazionale (che reca inv. 4310), osservando che risulta di proporzioni inferiori rispetto a questi due "plutei gemelli"; inoltre ipotizzano che per lo spessore ridotto (cm. 5) potrebbe appartenere a una lastra di rivestimento o a un paliotto d'altare (Lusuardi Siena, Piva 2001, p. 566, n. 34. Cfr. Tagliaferri 1981, pp. 249-250, n. 372, tav. CXV; Lusuardi Siena, Piva 2001, p. 565, n. 33, tav. XVIII/2). La croce ansata con gemme incastonate è simile alle due croci della parte posteriore dell'altare di Ratchis (cfr. Tagliaferri 1981, p. 209, n. 314, tav. LXXXIV); per Gaberscek trova riscontro anche nelle croci dell'arte copta e merovingia (Gaberscek 1976, p. 19; cfr. Wessel 1964, p. 217, fig. 128; Hubert, Porcher, Volbach 1968, p. 100, figg. 118, 165, 171, 175, 181, 188, 198). La datazione proposta da Gaberscek non è accettata da Tagliaferri che la posticipa alla II metà del secolo VIII o al terzo IV del medesimo, in quanto nella decorazione prevale l'astrazione geometrica delle forme. Lusuardi Siena e Piva inseriscono invece il frammento nel gruppo II (gruppo B del L'Orange) dei materiali della gastaldaga, datato intorno alla metà del secolo VIII.
Lusuardi Siena S./ Piva P., Scultura decorativa e arredo liturgico a Cividale e in Friuli tra VIII e IX secolo, in Paolo Diacono e il Friuli altomedievale (secc. VI-X) (Atti del XIV Congresso Internazionale di Studi sull'Altomedioevo - Cividale del Friuli - Bottenicco di Moimacco, 24-29 settembre 1999), Spoleto 2001
Tagliaferri A., Corpus della scultura altomedievale. X. Le diocesi di Aquileia e Grado, Spoleto 1981
L'Orange P./ Torp H.P., Il tempietto longobardo di Cividale, Roma 1977, VII/1
Gaberscek C., Frammenti decorativi "liutprandei" a Cividale, in Arte in Friuli Arte a Trieste, Udine 1976, 2
Santangelo A., Catalogo delle cose d'arte e d'antichità d'Italia. Cividale, Roma 1936