psiche, Dri Venceslao, XIX

Oggetto
psiche
Soggetto
natività di Gesù
Autore
Dri Venceslao (sec. XIX)
Cronologia
1890 - 1899
Misure
cm - altezza 54, larghezza 44, profondità 42.6
Codice scheda
OA_126637
Collocazione
Udine (UD)
Palazzo Giacomelli
Civici musei e gallerie di storia e arte. Museo etnografico del Friuli
Iscrizioni

Il presepio poggia su una piattaforma circolare girevole inserita in un contenitore parallelepipedo di legno, a pianta quasi quadrata, dipinto di verde e provvisto di apertura anteriore ad arco inflesso, chiusa da due ante con iscrizione devozionale all'interno. Ai lati sono agganciate due maniglie di robusto filo di ferro, funzionali al trasporto. Sul fondo della capanna è dipinta la Natività di Gesù, ma sono presenti anche le statuine della Madonna, di san Giuseppe, di un angioletto sospeso sopra la copertura, dei pastori, nonché del bue e dell'asinello. Le pareti interne del contenitore sono rivestite di carta blu stellata, così come il cono che, insieme al perno sottostante, permette la rotazione della base circolare. In corrispondenza degli angoli anteriori sono poste due candele bianche.

Questo presepe, utilizzato a Strassoldo durante i riti della questua del periodo natalizio, era conosciuto anche come "Dormi dormi", dall'incipit di una canzone natalizia in un italiano infarcito di termini del dialetto veneto, che veniva cantata nelle chiese del cervignanese durante le messe e le funzioni del ciclo natalizio, e di cui si ha notizia già agli inizi dell'Ottocento. Il presepe veniva portato di casa in casa da tre ragazzi, tre come i Re Magi, in cambio di piccole offerte di cibo o di denaro. Il rito aveva inizio la Vigilia di Natale, a sera inoltrata, e terminava il giorno di santo Stefano. Si partiva dalle case del paese situate verso Palmanova, il giorno di Natale si procedeva con le case di Molin di Ponte, per finire il 26 con quelle di San Gallo, Cisis e Torat. Prima di entrare in casa i ragazzi, accompagnati da un piccolo coro formato da due o tre cantori, i "pastorelli", chiedevano alla famiglia: "Seso contenz di ricevi Gjesù Bambin?". Alla risposta affermativa, i questuanti varcavano la soglia, posavano la cassetta su un tavolo ben in vista, aprivano i due sportelli, accendevano le candele e davano inizio al canto del "Dormi dormi" eseguito a due voci. Nel frattempo, un ragazzo azionava la manovella, facendo girare la piattaforma e quindi cambiando di volta in volta la scena del presepe. Di norma in ogni famiglia venivano eseguite tre sole strofe, ma nel caso di offerte particolarmente generose, il coro poteva continuare fino ad eseguire tutto il canto. Seguiva l'augurio di "Bon Nadâl a dute le companîe" e i ragazzi lasciavano la casa accompagnati dal suono di campanelle. Al termine del percorso, i ragazzi si rifocillavano con quanto raccolto e il presepe veniva riportato in chiesa dove il sacrestano provvedeva alla sua manutenzione e alla sostituzione delle statuine mancanti o usurate, come testimoniato dall’eterogeneità dei pezzi evidentemente appartenenti ad epoche differenti. La tradizione del "Dormi dormi" è continuata fino almeno agli inizi degli anni ’70, per poi limitarsi, in tempi più recenti, alla sola esecuzione del canto in chiesa. Le questue erano una pratica diffusa in tutta la regione e riguardavano per lo più il periodo invernale, dalla festa dei Morti al Carnevale, il periodo in cui granai e dispense erano riforniti di provviste. Infatti, oltre al valore sacrale e rituale, questi riti avevano anche un valore sociale, di ridistribuzione dei beni all’interno della società, punto di partenza per l'inizio di un nuovo ciclo, diventando poi, rappresentazioni ritualizzate di questi meccanismi di solidarietà alla base della società tradizionale. Nicoloso Ciceri precisa come questuare non significhi elemosinare, perché dell’offerta non beneficiano solo gli "attori" del rito, ma l'intera comunità: il dono è considerato un atto propiziatorio non solo per chi lo riceve ma anche per chi lo compie e addirittura si considera "pericoloso" non donare o non ricevere la richiesta di dono. Al rito partecipavano principalmente i bambini, considerati nella cultura tradizionale "innocenti" e quindi il tramite ideale con l'"Ultraterreno", ai quali era affidato il compito di portare il "sacro" nelle case attraverso canti, presepi, stelle, in una sorta di dialogo tra spazio interno ed esterno alle abitazioni. Se nelle zone della Bassa friulana, come del resto dimostra lo stesso Dormi dormi, era diffuso l'uso di presepi itineranti per i riti di questua invernali, nelle zone montane i giovani portavano in questua soprattutto la Stella o un Gesù Bambino di cera variamente infiocchettato. Le questue molto spesso erano gestite dalla compagnia dei coscritti ed erano connesse a riti iniziatici come le Cidulis o l'Albero di maggio.

BIBLIOGRAFIA

Felli V., Raganella a cavalletto, in Segni della devozione. Materiali dalla collezione Ciceri, Udine 2005

Nicoloso Ciceri A., Tradizioni popolari in Friuli, Reana del Rojale (UD) 1982, 2 vol.

Deluisa A./ Deluisa L., Tradizioni e costumi a Strassoldo e nel Cervignanese, Strassoldo di Cervignano (UD) 1978