in basso a destra: cussigh
Nel dipinto si dispongono in maniera paratattica numerose specie botaniche, in prevalenza alpine, fra le quali si riconoscono il giglio martagone, il botton d'oro, genziane e stelle alpine, papaveri e cardi, la Regina delle Alpi e narcisi.
L'opera offre una testimonianza dell'interesse del pittore per la flora alpina, che, a partire dagli anni quaranta, "ritrae con perizia quasi da botanico" (cfr. Cargnelutti, 1993, p. 31), tanto da conquistare in seguito l'appellativo di "poeta dei fiori alpestri" (cfr. Cargnelutti, 1993, p. 33). A partire dalla metà del secolo, in queste opere, "all'immobile e quasi sacrale atemporalità delle prove giovanili" Cussigh sostituisce "la freschezza del quotidiano: sono fiori appena colti, resi con svirgolature di colore immediate" (cfr. Cargnelutti, 1993, p. 33).
Dalla Marta T., Arturo Cussigh - pittore (1911-1990), in Tumieç, Udine 1998
Cargnelutti R., Arturo Cussigh: un maestro del Novecento, in Arturo Cussigh 1911-1990, Udine 1993