tavolo, bottega goriziana, XVIII

Oggetto
tavolo
Ambito culturale
bottega goriziana
Cronologia
1700 - 1749
1890 - 1910
Misure
cm - altezza 85, larghezza 115, profondità 59
Codice scheda
OA_30441
Collocazione
Gorizia (GO)
Musei Provinciali di Borgo Castello
Musei Provinciali. Museo della moda e delle arti applicate

Semplice tavolino di servizio di piccole dimensioni con struttura in legno di faggio, legno di abete e parte in legno di larice. Il piano rettangolare è realizzato con tre tavole di abete di varia larghezza (34, 35 e 24 cm) dello spessore di cm 1,5 unite ad incastro, e due alette marginali di prolungamento, ripiegabili verso il basso, dagli angoli smussati, realizzate in larice. Originariamente le alette - ancorate da due grosse cerniere a cardine per parte in ferro, applicate da sotto con chiodi ribattuti in vista sul piano - erano ancorate al piano per mezzo di un fermo ad uncino. Successivamente l'ancoraggio è stato sostituito da fermi a cavicchio girevole in legno, applicati sul retro del piano. Le gambe, tornite a cipolla in legno di faggio, sono collegate da alte traverse in legno di larice, unite con cavicchi ad incastro.

Le cronache del monastero citano un pagamento per la fornitura - verosimilmente in loco - di 'armadi in pec per le pianette' (AMO, Urbario), nel momento in cui il monastero si ingrandisce e si arricchisce dei paramenti. Ciò reca testimonianza della esecuzione su commissione di mobili per il monastero, che venivano eseguiti - verosimilmente in loco - con materiali 'poveri' (pec in friulano significa abete), come il tavolino in oggetto, da antica tradizione utilizzato per essere addobbato il giorno dl Giovedì Santo durante la lavanda dei piedi. La presenza dell'aggiunta - molto antica - delle alette in essenza diversa, suggerisce l'ipotesi che il tavolino fosse più vecchio dell'addobbo, adattato successivamente per l'uso richiesto, poiché le dimensioni del piano con le aggiunte coincidono con quelle del rivestimento. Il manufatto, alienato nel 2018 e passato nel mercato antiquario, nel 2021 è stato acquistato dall'Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione insieme a tutti i mobili della sacrestia.