in basso a destra: Dyalma Stultus
Ritratto di giovane donna a mezzo busto. Lo sguardo è rivolto verso il riguardante. Ha lunghi capelli castani acconciati in due trecce e indossa un abito rosa senza maniche stretto in vita da una cintura. Le braccia nude sono incrociate sopra la testa. La ragazza si trova all'interno di una stanza. A sinistra della composizione, da una finestra vista di scorcio, si intravedono delle case e il cielo azzurro.
Una fanciulla, in abito rosa con le lunghe trecce ricadenti sulle spalle e le braccia alzate sopra il capo, campeggia al centro della tela lanciando, con ingenua sicurezza nelle proprie doti muliebri, uno sguardo d’invito al riguardante. Il dipinto, risalente ai primi anni Trenta del Novecento, rientra ormai nel periodo della maturità dell’artista che aveva compiuto la propria formazione dapprima all’Istituto Piccole Industrie di Trieste e, successivamente – grazie ad una borsa di studio del Comune – presso l’Accademia di Venezia, sotto la guida di Ettore Tito e Augusto Sezanne. Conseguito il diploma nel 1921, su invito di Nino Barbantini, presentò i propri lavori in una mostra personale allestita a Ca’Pesaro a Venezia nel 1922, dando avvio ad una feconda attività espositiva. Dopo un breve soggiorno a Roma, Stultus rientrò a Trieste dove prese a partecipare con una certa assiduità alle mostre organizzate dal locale Circolo artistico (1924, 1926) e dal Sindacato regionale Belle Arti a partire dal 1927. Durante questa prolungata residenza nella città natale l’artista ebbe modo di riallacciare i contatti con l’ambiente figurativo del capoluogo giuliano rimanendo suggestionato, in particolare, dalla ricerca pittorica di Piero Marussig. Inizia, in questo periodo, la fase di avvicinamento del pittore allo stile di Novecento italiano, movimento a cui però Stultus non aderì mai ufficialmente. Nello stesso arco cronologico egli continuò ad approfondire le proprie conoscenze nei riguardi dell’arte del Rinascimento italiano che aveva già imparato ad apprezzare durante gli studi accademici, con particolare attenzione per la scuola veneta quattro e cinquecentesca. La progressiva semplificazione geometrizzante delle forme che fa capolino nelle opere di Stultus negli anni Venti, a partire da Le due madri (1926; Trieste, Asilo comunale di S. Giusto), è dovuta alla rilettura dell’arte di Cézanne e all’influsso di Casorati soprattutto per la luce vivida e quasi irreale che contraddistingue i dipinti di quel periodo. Nel corso degli anni Trenta egli andò definendo il suo stile secondo una progressiva estremizzazione nella resa della forma e dei volumi dedicandosi a soggetti tratti dal mondo agreste e dalla vita contadina. L’opera dei Musei Provinciali di Gorizia rientra, per il tema trattato, nel novero di questi dipinti caratterizzati da un uso del colore distribuito sulla tela a corpo in funzione costruttiva di forme e volumi. (GRANSINIGH 2007, p. 218)
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Agosto goriziano, Agosto goriziano. Mostra d’arte, Gorizia 1939
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