La decorazione si sviluppa su tre registri: fascia terminale a "onde ricorrenti", motivo a "S affrontate" con grappoli e con giglietti alternati negli spazi di risulta, tralcio a girello con rosetta centrale e legature forate inferiormente; le tre fasce sono delimitate da listelli, formati da un cordone a tortiglione, a "occhi di dado" e a "fusarole".
Cecchelli 1943 (a p. 68 e nota 16 a p. 81) osserva che il taglio dei rilievi è " a spigolo vivo" e che i grappoli d'uva pendenti sono chiusi dentro un controno, già osservato da Cattaneo "che rivela il timore di guastare la forma del grappolo quando lo si fosse tolto". Tagliaferri 1981 (alle pp. 246-247) identifica il pezzo come appartenente ad un pluteo e segnala una strettissima affinità di modellato con gli stucchi del Tempietto, in particolare con la grande fascia dell'architrave e trova altri confronti con il plutei della cattedrale cividalese per il grappolo racchiuso entro un contorno lineare e con un pilastrino della basilica di Aquileia per il motivo della legatura delle girandole tra loro con "listelli a archetti traforati" (ossia con listelli a "occhi di dado") (cfr. Tagliaferri 1981, n. 400 alla tav. CXXXI, n. 339 alla tav, C e pp. 226-227). Riguardo alla destinazione originaria, Tagliaferri accoglie la proposta di Santangelo di attribuirlo "ai frontespizi" di un ciborio. Lusuardi Siena e Piva propongono che il frammento, insieme agli altri rilievi del gruppo IV, possa essere attribuito "a mausolei collocati negli spazi circostanti il Tempietto e San Giovanni, dove già il della Torre aveva scoperto più antiche sepolture longobarde di VII secolo" e che avrebbe avuto la funzione di lastra di rivestimento orizzontale in una posizione piuttosto elevata. L'ondulazione, infatti, che è visibile in sezione, non si adatta a una cancellata di recinzione o iconostasi. Tagliaferri propone inoltre che i pezzi provenienti dalla "Raccolta" del Tempietto siano appartenuti alla chiesa di San Giovanni piuttosto che al piccolo oratorio del monastero. I segni evidenti di un suo riutilizzo sono il taglio arrotondato lungo la frattura e la bombatura del lato inferiore; l'identica misura poi di questo frammento e dell'altro con inv. 4322 potrebbe indicare un riuso comune.
Lusuardi Siena S./ Piva P., Scultura decorativa e arredo liturgico a Cividale e in Friuli tra VIII e IX secolo, in Paolo Diacono e il Friuli altomedievale (secc. VI-X) (Atti del XIV Congresso Internazionale di Studi sull'Altomedioevo - Cividale del Friuli - Bottenicco di Moimacco, 24-29 settembre 1999), Spoleto 2001
Diocesi Aquileia, Le Diocesi di Aquileia e Grado/Corpus della scultura altomedievale, Spoleto 1981
L'Orange P./ Torp H.P., Il tempietto longobardo di Cividale, Roma 1977, VII/1
Cecchelli C., Cividale, in I monumenti del Friuli dal sec. IV all'XI, Milano-Roma 1943, I
Santangelo A., Catalogo delle cose d'arte e d'antichità d'Italia. Cividale, Roma 1936