fronte: Maximus et Masc= / lina Maxentiae / filiae animae / innocenti, titu= / lu posuerunt; / qui vixit annis / III, mes(es) VII, dies XIII, / qui est accepta / ad spirita san= / cta. parentis / ex dolentia{e} / posuerunt fil= / iae inpiae
Lastra parallelepipeda in marmo con iscrizione.
Traduzione: "Maximus e Masclina posero alla figlia Maxentia, anima innocente, che visse tre anni, sette mesi, tredici giorni, accolta fra le anime dei beati. I genitori addolorati posero alla figlia manchevole di pietà". Si tratta di un epitaffio dedicato dai genitori Maximus e Masclina alla loro figlioletta Maxentia, morta a tre anni. La bimba viene detta "inpia" in quanto ha abbandonato i genitori nel dolore dovuto alla sua precoce scomparsa. Il testo epigrafico è delimitato ai lati da due solchi verticali con ansa, a imitazione di una tabula inscriptionis. Il ductus delle lettere è regolare. Le parole sono separate da punti o da foglioline di edera. Da notare: nella prima-seconda riga "Masclina" sta per "Masculina"; alle righe 4-5 "titulu" sta per "titulum"; alla sesta "qui" è al posto di "quae"; alla settima "mes(es)" sta per "mens(es)"; nella decima riga "parentis" sta per "parentes"; nella tredicesima riga "inpiae" sta per "impiae".
Vergone G., Le epigrafi lapidarie del Museo Paleocristiano di Monastero (Aquileia), Trieste 2007
Brusin J.B., Inscriptiones Aquileiae, Udine 1991-1993, 3