archetto/ di ciborio, frammento, ambito altomedievale, VIII d.C.

Oggetto
archetto/ di ciborio, frammento
Classe
EDILIZIA/ ELEMENTI ARCHITETTONICI/ ELEMENTI DECORATIVI E DI ARREDO
Ambito culturale
ambito altomedievale
Materia e tecnica
marmo proconnesio/ scalpellatura/ a incisione/ levigatura
Misure
cm - altezza 30, larghezza 29, spessore 9
Codice scheda
RA_19270
Collocazione
Cividale del Friuli (UD)
Palazzo dei Provveditori Veneti
Museo archeologico nazionale di Cividale
Iscrizioni

Il frammento rispetta, in facciata, la tradizionale divisione degli spazi: fascia superiore di cui restano alcune lettere in capitale, fascia a intreccio lungo l'archivolto definita da due listelli (a "occhio di dado" il superiore, ad astragali o fusaroli l'inferiore sulla ghiera) e animali (rimane la testa di un pavone negli spazi triangolari di risulta).

Tagliaferri ritiene senza alcun dubbio che il frammento sia pertinente a un archetto di ciborio e che assieme al frammento contrassegnato dal n. inv. 3086, appartenga ad un medesimo ciborio ma non al medesimo arco perchè l'intrecciatura fluisce in modo diverso e contrario (Tagliaferri 1981, p. 321). Anche Lusuardi Siena e Piva ritengono l'appartenenza del frammento a una faccia di uno stesso ciborio d'altare, provata anche dalla presenza due livelli di incasso sul retro della lastra, che testimoniano il tradizionale sistema di copertura cuspidata; le due studiose presentano una proposta ricostruttiva dell'archetto, fronte e recto, dove il frammento costituisce la metà destra dell'arco, avente una lunghezza di cm. 162 (ricavabile dallo spazio compreso tra i lati finiti e l'apertura dell'arco conservato) e un'altezza di circa c. 70/75 (non è sicura, ma è determinata dagli schemi canonici) con un incasso laterale lungo cm. 43 (risultante dalla differenza tra la lunghezza totale dell'archetto e quella dell'incasso centrale, meno ribassato), misura questa adatta ad una copertura a tronco di piramide impostato su un ottagono regolare (di circa cm. 60 di lato) (Lusuardi Siena, Piva 2001, n. 29a, p. 563; tav. XVI, 1 e 2). Per le caratteristiche decorative, Tagliaferri mette a confronto il motivo della "matassa a tre capi", presente con la medesima spaziatura e con il medesimo andamento ritmico nei due archi di ciborio di Santa Maria delle Grazie di grado, datati ai primi decenni del secolo IX, e osserva che il pavone è un "misto di richiami naturalistici e di stilizzazione a lunghi spazi piatti" (Tagliaferri 1981, p. 321; cfr. ibidem, nn. 628-629 e tavv. CCXXIX e CCXXX a p. 406). Lusuardi Siene e Piva, invece, notano che il pavone è il tipico elemento decorativo dei cibori e come esempi additano il tegurio di Callisto (Lusuardi Siena, Piva 2001, p. 563 e ibidem, archetti nn. 2 e 7 alla scheda n. 19, tav. X,1). Tagliaferri data il reperto alla II metà-ultimi decenni del secolo VIII per i caratteri dell'epigrafe e per il gusto "barbarico" dei "cerchietti forati" (ossia gli "occhi di dado"); Lusuardi Siena e Piva, invece, circoscrivono la data alla II metà dello stesso secolo (età di Sigualdo e Paolino) per la fascia a intreccio e per i listelli a "occhio di dado" o ad astragali.

BIBLIOGRAFIA

Lusuardi Siena S./ Piva P., Scultura decorativa e arredo liturgico a Cividale e in Friuli tra VIII e IX secolo, in Paolo Diacono e il Friuli altomedievale (secc. VI-X) (Atti del XIV Congresso Internazionale di Studi sull'Altomedioevo - Cividale del Friuli - Bottenicco di Moimacco, 24-29 settembre 1999), Spoleto 2001

Tagliaferri A., Corpus della scultura altomedievale. X. Le diocesi di Aquileia e Grado, Spoleto 1981

Brozzi M., Il ducato longobardo del Friuli, Udine 1975

Rugo P., Le iscrizioni dei secoli VI-VII-VIII esistenti in Italia, Cittadella (PD) 1974, I

Cecchelli C., Arte barbarica cividalese, in Memorie Storiche Forogiuliesi, 1919, XV

Cecchelli C., Cividale, in I monumenti del Friuli dal sec. IV all'XI, Milano-Roma 1943, I