in basso a sinistra: Darko
in alto a sinistra: S. URBANO
Figura maschile intera frontale con braccia aperte. Nella mano destra sorregge un calice e nella mano sinistra un pastorale. Indossa paramenti sacri e tiara sul capo. Cavalca un caprone ripreso di profilo verso destra. Dal basso parte un albero di vite i cui tralci con grappoli d'uva si attorcigliano intorno al pastorale
Di padre italiano e madre slovena Darko è un grande artista sospeso tra cultura italiana e slovena, tra spirito mediterraneo e balcanico, scultore in ceramica e bronzo, incisore e disegnatore. Con la famiglia si trasferisce nel 1955 a Gorizia, dove risiede fino al 1975, studiando presso il locale Istituto d’Arte con Tino Piazza e Cesare Mocchiutti. Educatore presso l’Istituto Neuropsicopedagogico di Medea (1968-1969) realizza i mosaici e le terrecotte che decorano la cappella dell'Istituto. Dall'anno 1969 e fino al 1979 lavora presso lo studio udinese di Giorgio Celiberti, viaggiando contemporaneamente in Toscana, Lazio, Creta e Pelopponeso per conoscere le origini preclassiche della civiltà mediterranea. Contemporaneamente tra 1969 e 1975 soggiorna a più riprese a Parigi dove frequenta gli artisti contemporanei. Nel '75 si trasferisce a Cividale, dove nel suo laboratorio realizza composizioni in terracotta ed in bronzo, caratterizzate da figure essenziali non immemori della contemporaneità. Dal 1979 si interessa all’arte popolare, alla religione, alle leggende e al mito. Modella numerose figure di santi mediatori tra l’uomo e Dio e storie di vita popolare. Negli anni ’80 Darko collabora con continuità con la Cantina di Cormons trovandovi un ambiente particolarmente congeniale alla sua arte. Le sue numerose opere si datano al suo ultimo periodo degli anni ’80, forse il migliore e sono uniche poiché molti dei rilievi sono strettamente connessi con le grafiche, possedute in gran numero dall’azienda, per la quale disegna anche una etichetta del vino della pace. Insegna ceramica in San Pietro al Natisone Beneška Galerija e nel 1991 parte con Celiberti alla volta del Giappone, dove Darko ottiene numerose commesse scultoree, che la sua morte nel 1991 lascia incompiute. Tra il 1983 e il 1984 Darko modella anche un grande rilievo di terracotta raffigurante San Urbano seduto su un capro con calice e pastorale in mano tra tralci di vite, secondo l’iconografia usata nella botte del 1983 e nell’etichetta del 1991. Il rilievo è portato più volte a Vinitaly finché si decide di far fondere anche un rilievo in bronzo, più facilmente trasportabile, e attualmente collocato nella sala riunioni. La cantina di Cormons conserva ancora numerose stampe raffiguranti San Urbano con numerose varianti e formati: si può ricordare l’acquatinta verticale raffigurante San Urbano, una baccante e Sileno che assaporano il vino.
Bucco G., Wine & Art, in Tiere furlane, Trieste 2015