L'uomo è raffigurato a busto intero, rivolto di tre quarti verso sinistra. Egli regge la lama di una sega da falegname tenendola in piedi con la mano destra, mentre, guardando lo spettatore, indica lo strumento con l'indice della mano sinistra. L'uomo indossa una camicia bianca dal colletto breve, chiuso da un bottone; l'indumento è tagliato a piccole coste sul petto, con abbottonatura davanti, a destra. La camicia si scorge sotto un gilet marrone abbottonato avanti, al quale è fermata la catena d'oro dell'orologio da tasca, e da una giacca nera.
L'artigiano si fa immortalare mentre esibisce l'attrezzo che qualifica il suo mestiere - e di conseguenza il suo ruolo sociale - secondo un clichè che accomuna quest'opera ad altri ritratti d'ambito carnico documentati nell'ultimo quarto del XIX secolo: dal ritratto di Giovanni Battista Fedele, datato 1875 (Comeglians, collezione privata, cfr. Villotta, 2001, p. 212, n. 461), a quello di Giovanni De Caneva, datato 1893 (Fondazione Museo Carnico delle Arti e Tradizioni Popolari "Luigi e Michele Gortani", inv. n. 988, cfr. Gortani, 2000, p. 394), a due dipinti che si conservano in collezioni private della Val Pesarina: il ritratto di Paolo Bearzi, datato 1896, e quello di Giacomo Capellari (cfr. Giusa, 1994, pp. 156-157).
Comeglians, Comeglians. Catalogo dei beni culturali, Passariano di Codroipo (UD) 2001
Gortani M., L'arte popolare in Carnia. Il Museo Carnico delle Arti e Tradizioni popolari, Udine 2000
Giusa A., Catalogo dei beni culturali del comune di Prato Carnico, in Prato Carnico itinerari e ricerche, Tavagnacco (UD) 1994