Il dipinto raffigura un ritratto d'uomo tagliato all'altezza delle spalle, colto di trequarti verso destra. L'uomo ha il volto incorniciato da capelli castani corti e da una folta barba; indossa una veste nera accollata, guarnita da un collo di pelliccia maculata, da cui si intravede il collo bianco della camicia.
Il ritratto fu acquistato dalla collezione di Pietro Mentasti nel 1955, con un'attribuzione a Jacopo Tintoretto, confermata in una comunicazione scritta del 1956 da Rodolfo Pallucchini che commentava di trovarsi dinnanzi ad "uno di quei ritratti eseguiti dal vero con grande rapidità e con una succosa pasta pittorica da Jacopo verso il 1550" (Trieste, Archivio della Soprintendenza). Di recente Vittoria Romani ha ribadito l'attribuzione dell'opera al Tintoretto, seguendo l'idea del Pallucchini di porre la tela, caratterizzata da una fattura rapida, tra quelle prove derivate dalla pratica di dipingere piccoli ritratti, limitati alla testa o tutt'al più al busto ed eseguiti dal vero, che sono da collocare tra gli anni Quaranta e gli inizi degli anni Cinquanta del Cinquecento. La Romani propende a collocare il ritratto in esame più vicino al secondo termine cronologico, cioè ai primi anni Cinquanta.
Romani V., Schede, in La Galleria Nazionale d'Arte Antica di Trieste. dipinti e disegni, Trieste/ Cinisello Balsamo 2001