La base in legno di rovere viene fissata al banco mediante un morsetto. A questa è fissato, con due bulloni, il meccanismo composto da: a) 4 guide verticali su cui scorrono 2 slitte indipendenti collegate rispettivamente al pistone esterno (la slitta superiore) ed a quello interno (l'inferiore).La slitta superiore è mossa da una canna che agisce su una rotella, quella inferiore da due biscotti sagomati collegati alla leva. b) una leva che, azionata manualmente, muove le due slitte c) una guida fissata alla base da una ghiera, per far scendere il tappo nel collo della bottiglia d) un estrattore per estrarre l'estremità della guida-tappo a fine operazione e) due pistoni: uno esterno cavo e uno interno a sezione tonda, che scorre nel foro del pistone esterno.
L' attrezzo, utilizzato per modeste quantità di bottiglie da tappare, viene anche chiamato Turabottiglie e ha un meccanismo piuttosto complesso che potrebbe, anche se non è documentato, essere stato oggetto di brevetto. Infatti esistono molte versioni di tappatrici da banco, aventi meccanismi più o meno complessi ed alcune sono state brevettate, come risulta da cataloghi e testi di vitivinicoltura d'epoca. Anche la loro diffusione è attestata in tutte le aree vitivinicole. Trattandosi di produzione in serie è difficile indicare i tempi di esecuzione: per la produzione industriale d'epoca il tempo totale potrebbe essere di circa 20 ore. Venivano vendute al dettaglio dai negozianti di attrezzature enologiche. Questa è del tipo manuale ed è un prodotto di serie.
Agenzia enologica italiana, Istrumenti, macchine ed apparecchi per Viticoltura, Enologia, Enochimica e Distillazione. Catalogo Generale, Milano 1893