Il nuovo edificio raddoppiò la superficie coperta con altri 150 metri quadri, ma si sviluppò solo al piano terra e al piano interrato per non sottrarre spazio alla facciata esistente. L’ampliamento si rapporta con la preesistenza e si aggrega ad essa dal retro per svilupparsi a «U», creando una sorta di patio verso il giardino interno. La continuità è garantita dall’uso dei materiali, ad eccezione dell’utilizzo del rame in copertura. L’annesso si sviluppa partendo dal retro del corpo esistente. Nel vecchio edificio rimangono le camere e al piano terra gli spazi lavorativi, mentre la nuova porzione assume un carattere più privato. La pianta sembra generata dalla centralità del camino e del patio, intorno ai quali si dispiega il percorso che attraversa la cucina, la sala da pranzo e il soggiorno. La struttura portante è in mattoni a vista, in continuità con l’esistente. Le fondazioni sono in calcestruzzo armato, mentre i solai sono realizzati in laterocemento. I pavimenti interni sono prevalentemente in marmo, i serramenti in legno Douglas e la copertura in rame.
Adelina Favretto, proprietaria di Villa Miniscalco, decise di ampliare l'edificio preesistente, che ricopriva una superficie di 150 metri quadri per un volume complessivo di 1.050 metri cubi. L’intervento si prefiggeva l’obiettivo, di razionalizzare gli spazi destinati al lavoro da quelli abitativi. il progetto fu affidato a Giannino Furlan.
Le fondazioni sono in calcestruzzo armato, le strutture in elevazione sono in mattoni faccia a vista, mentre i solai sono realizzati in laterocemento.
Pordenone Novecento, Pordenone Novecento. Guida alle architetture, Pordenone 2016
AA.VV., Giannino Furlan architetto, Pordenone 2001